giovedì 8 settembre 2011

Laika Facsimile:verso il Transpop (intervista di Roby Guerra)



D- Laika Facsimile: un alias proveniente dall'era ...spaziale?

R- Assolutamente sì. Laika Facsimile è una cagna il cui punto di vista è mutato dopo la lunga permanenza nello spazio. Ma ora sono tornata, per raccontare com'è il mondo visto da fuori.

D- Alcuni tuoi video spopolano ..nel popolo del web.. tra Netpop e freddo scandalo della bellezza estremizzata, quasi hard, in-esatto?

R - Il pop ci ha insegnato che la musica non è poi così importante nel mondo della musica. Fattori quali bellezza e presenza scenica sono molto più significativi, quindi se si vuole provare ad analizzare questo fenomeno bisogna partire da essi, anche estremizzandoli se necessario.
Il video “Back Music”, in cui ripropongo brevi frammenti di video in cui alcune popstar mostrano il loro back side, può avere molti significati. Ma il concetto base di ogni interpretazione possibile è solo uno: si può fare un videoclip senza obbligatoriamente preoccuparsi della musica.

D- Una tua zoomgrafia estetica con la e (saccocciana?) minuscola

R - Sono una “popstar esasperata”, nel senso che l'immaginario del pop viene da me estremizzato e stravolto al contempo. L'obiettivo è quello di porre più interrogativi possibili, per consentire di andare oltre più velocemente.
Questo fa di me quasi una “metapopstar”, che differisce dai soggetti che solitamente ci vengono proposti. Il guaio è che si potrebbe cominciare qualcosa di estremamente diverso dalla produzione di canzoni cuore/amore, invece continuiamo a sorbirci la solita solfa nella quale, nel migliore dei casi, cambiano solo gli attori.
Ma a coloro che mi additano come “nemica” di Lady Gaga, rispondo semplicemente che sono una grande fan dei Residents.

D- L'arte contemporanea oggi, se esiste....

R- L'arte contemporanea di oggi è come l'arte contemporanea di ieri, solo un po' più chiusa nel suo costosissimo e inutile mondo.
I movimenti d'avanguardia di ieri e di oggi (Futurismo, Dada, Situazionismo, Fluxus, Neoismo, M.A.V.) hanno progressivamente portato la cosiddetta “arte” fuori dai musei, nella vita di tutti i giorni. L'arte contemporanea di domani non avrà bisogno di un nome, e poco importa se i critici continueranno a masturbarsi davanti ai diamanti di Hirst, perché nessuno ha mai avuto bisogno di loro per essere creativo.

D- I nativi digitali faranno la technorevolution?

R - Solo se impareranno ad incanalare la propria creatività nel nuovo media. Il rischio, se ciò non avvenisse, sarebbe il naufragio totale in questa tempesta di stimoli. Sto notando che la mia generazione (i “quasi-nativi”?), che ha accettato il web con naturalezza pur avendone fatto a meno per anni, è in grado di coglierne maggiormente le potenzialità. La maggior parte dei ragazzi più giovani tende ad avere una sorprendente padronanza tecnica, che però senza essere finalizzata non porta a nulla. Se le generazioni future comprenderanno di avere in mano la chiave della rivoluzione, allora potrà esserci una svolta davvero significativa.

*by RobyGuerra


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